SABATO 10 FEBBRAIO TUTTI/E A MACERATA CONTRO IL TERRORISMO FASCISTA E XENOFOBO

LA QUESTURA ALLA FINE HA DOVUTO AUTORIZZARE LA MANIFESTAZIONE

La campagna elettorale porta strani frutti. In questi giorni abbiamo avuto la prova di quanto siano affievoliti all’interno dell’attuale panorama politico gli anticorpi contro la marea montante del fascismo del “terzo millennio”. Tra i maggiori partiti, nessuno che si sia pronunciato con chiarezza contro il carattere fascista e terrorista dell’attentato compiuto da Luca Traini. I fatti di Macerata sono infatti a loro modo emblematici di quelle ondate fasciste e xenofobe che attraversano trasversalmente il corpo ormai in gran parte malato della società, pronte più che mai a diffondersi e a dilagare.

Macerata non è un’anomalia, un incidente di percorso. Macerata è un epilogo annunciato, la diretta conseguenza di un agire politico che, messo di fronte ai disastri sociali delle ottuse politiche liberiste, non fa che soffiare sul fuoco, gettando in pasto all’opinione pubblica l’ennesimo capro espiatorio, questa volta travestito da straniero. Macerata è il luogo dove i frutti avvelenati di questo grande inganno sono sbocciati, e il fatto che essa sia una piccola città, in un territorio ancora florido e con "pressione" migratoria tutto sommato contenuta, ci dà purtroppo la misura di quanto profonda sia ormai la distanza, creata dalle distorsioni mediatiche e dalle strumentalizzazioni politiche, che separa il reale da ciò che è invece percepito.

A Macerata le forze politiche hanno raccolto quanto seminato in questi anni, ma neppure ora che l’esplosività delle tensioni sociali innescate ha raggiunto il suo culmine, sembrano voler recedere dalla loro pericolosa narrazione. Il grande inganno continua infatti nelle parole del ministro Minniti, dalle quali emerge una sorta di responsabilità collettiva dei migranti irregolari nella criminalità di questo paese. Squallidi luoghi comuni, che esasperano un clima sociale già avvelenato e preparano la strada a nuove future azioni criminali come quella del 3 febbraio. Intollerabili sono poi le parole di esponenti di partiti apertamente fascisti, - partiti che la legge dovrebbe perseguire -, i quali non esitano a giustificare e talvolta omaggiare l’autore dell’ignobile attacco terroristico.Inaccettabile infine è apparso agli occhi di tutti gli antifascisti e della popolazione democratica il divieto prefettizio alla manifestazione di sabato perché, motivato da una assurda equiparazione delle forze antifasciste alle squadracce organizzate dei razzisti, di fatto avrebbe eliminato in modo grave e ingiustificato ogni spazio di agibilità politica a tutti coloro che a questo fascismo di ritorno vogliono resistere con determinazione. Ma la ribellione di chi ha tenuto duro, dichiarando che avrebbe manifestato comunque, ha provocato una vera insurrezione nella base delle organizzazioni (ANPI, Cgil e ARCI) che avevano accettato il divieto e si erano ritirate dalla mobilitazione. Cosicché in extremis la questura ha dovuto fare marcia indietro ed autorizzare la manifestazione, dimostrando quanto sia importante la radicalità, la fermezza e la chiarezza delle piattaforme e delle iniziative antifasciste e antirazziste.

Questo primo successo va confermato domani con una grande presenza di massa. Noi saremo in piazza, ci auguriamo insieme ad una marea di popolo, per manifestare e riaffermare la necessità di una pacifica e proficua convivenza con i migranti e per denunciare la violenza razzista e xenofoba e ogni sua possibile giustificazione.

COBAS – Confederazione dei Comitati di Base

9 febbraio 2018