Omofobia a scuola: NO al silenzio, SÌ alla prevenzione                       


Un insegnante preso di mira per la sua presunta omosessualità, in una escalation di insulti omofobi che sono culminati con la sospensione di un’intera classe dell’Istituto Superiore “F.Alberghetti” di Imola. Un altro caso in cui è il docente a subire forme di bullismo a scuola, un altro caso in cui solo l’esplosione mediatica della questione ha portato ad un intervento deciso della scuola.

Come Cobas Scuola, attivamente presenti a livello sindacale in quell’Istituto, riteniamo siano doverose alcune considerazioni sull’accaduto. Le note disciplinari registrate dal docente, esasperato dall’ennesimo insulto omofobo da parte degli alunni, sono state indebitamente cancellate dalla dirigenza, in un maldestro tentativo di minimizzare l’episodio: un fatto gravissimo e lesivo dell’autorità e della professionalità del docente stesso. Ancora più grave è il fatto che si sia arrivati a provvedimenti disciplinari esemplari, ma soprattutto ad una coscienza reale della natura e della gravità del fatto, solo in seguito all’attenzione mediatica nazionale.

Una classe intera è stata sospesa per “omertà” sull’identità dei colpevoli, ma l’omertà, va detto, ha riguardato anche l’istituzione scolastica che ha tentato di far passare sotto silenzio l’attacco omofobo ad uno dei suoi insegnanti, invece di dare allo stesso appoggio e solidarietà. Qualunque forma di violenza o sopruso va riconosciuta prima che punita: l’omofobia è una piaga diffusa nelle nostre scuole e colpisce tutt*: student*, docenti, collaboratori/trici e va chiamata con il suo nome, senza mistificarne il significato parlando di “offese ingiuriose”. I nostri alunni e alunne, purtroppo, crescono in una società in cui l’omotransfobia dilaga e ne abbiamo avuto conferma in queste ore in cui un Ministro della Repubblica ha dichiarato che le famiglie gay non esistono.

La scuola, pertanto, è chiamata ad un compito educativo da cui non può abdicare. Non può e non deve lasciare sol* i/le propr* insegnanti davanti ad attacchi di qualunque tipo nella logica distorta di evitare problemi con le famiglie o eventuali casi mediatici. Deve piuttosto mostrarsi una comunità solidale forte dei valori su cui si basa, quali il rispetto della persona e il diritto all’uguaglianza.

Noi non abbiamo dimenticato che nella demenziale schedatura “anti-gender”delle scuole della provincia di Bologna, presentata a settembre da alcune associazioni di integralisti cattolici, l’Istituto Alberghetti otteneva un poco edificante “bollino verde”, a indicare l’assenza totale di attività di educazione al rispetto di genere. Ecco il risultato di questa carenza pedagogica.

Il nostro quindi vuole essere un appello: l’omofobia va soprattutto prevenuta, partendo dall’educazione delle ragazze e dei ragazzi e dalla formazione delle e degli insegnanti. Una battaglia culturale che da tempo stiamo portando avanti con iniziative pubbliche e convegni insieme al CESP-Centro Studi per la Scuola Pubblica. L’omofobia si contrasta con linee guida ministeriali che vorremmo finalmente chiare su questo punto, ma anche lavorando scuola per scuola sul Piano dell’offerta formativa, con l'inserimento di obiettivi definiti e attività specifiche sulla violenza legata al genere e all’orientamento sessuale.


Auspichiamo quindi che un fatto tanto grave quanto doloroso diventi occasione di riflessione e di cambiamento per tutta la comunità scolastica.


4 giugno 2018

COBAS SCUOLA BOLOGNA