LAVORARE NELLA SCUOLA DI OGGI

CORSO CESP: Lavorare nella scuola di oggi   

Terzo incontro: il contratto (seconda parte)


Mercoledì 6 novembre ore 17-19
via San Carlo 42, Bologna

Corso di formazione sui processi di continuità e cambiamento che hanno caratterizzato la scuola pubblica italiana negli ultimi decenni, finalizzato a condividere conoscenze e strumenti concreti per affrontare in modo consapevole la quotidianità del nostro lavoro.


L'idea di questo corso di formazione prende spunto da alcune riflessioni tenutesi all'interno della sede Cobas scuola di Bologna in merito ai cambiamenti attuali e all'alto turn over previsto nella scuola dove, nei prossimi anni, si ritroveranno a lavorare numerose persone che per ovvi motivi non possono avere né una visione, né una esperienza di un modello scolastico diverso ed alternativo a quello che viene presentato ora come la soluzione a tutti i problemi dell’educazione.

La formazione ufficiale in entrata dei nuovi e delle nuove docenti, infatti, si basa sulla somministrazione acritica di ricette e modelli precostituiti che, al netto di una presunta modernità didattica e dell'appropriazione indebita di concetti e parole d'ordine passate, tende in realtà verso una standardizzazione sia dei contenuti che delle pratiche.

L’obiettivo spesso dichiarato dagli attori che influenzano realmente queste scelte è quello di contribuire alla formazione, non tanto del futuro cittadino o cittadina con il suo bagaglio di conoscenze e di capacità critica, in grado cioè di leggere il mondo da solo, quanto la riproduzione di manovalanza flessibile e integrabile nei processi produttivi tesi alla riproduzione conservativa dei rapporti sociali dominanti.

Storicamente possiamo individuare i passi iniziali di tutto ciò nella legge sull’Autonomia Scolastica (L 59/1997 e DPR 275/1999), nel nuovo ruolo assegnato ai presidi, diventati “Dirigenti” (DLeg. 59/1998) e nella Legge di Parità (L 62/2000) che ha aperto al finanziamento statale alle scuole private. Normative che, dal punto di vista di chi lavora nella scuola, hanno portato ad un deterioramento degli aspetti contrattuali, del salario e dei diritti in genere.

Si è verificato, così, per i lavoratori della scuola, un notevole peggioramento in termini di qualità del vissuto e delle relazioni, attribuibile, in grandissima parte, all'arroganza e all’autoritarismo di molti dei novelli dirigenti (formati come manager) e alla insopportabile ingerenza, quando non alla sfacciata aggressività, di una parte dei novelli "utenti" della scuola-azienda (genitori ed anche studenti e studentesse) alle cui richieste i docenti e le docenti dovrebbero sottomettersi in base al principio che “il cliente ha sempre ragione”.

Da qui l'esigenza di pensare ad una formazione alternativa, che possa fornire sia informazioni concrete da utilizzare nella quotidianità lavorativa, sia condividere analisi critiche di quanto accaduto, letture plurali del presente e strumenti normativi di autodifesa, che permettano alle e agli insegnanti e a chi vive il mondo della scuola di mantenere la propria autonomia di azione e di giudizio rispetto al modello unico ora imposto.

Iscrizione on line




Corso di formazione sui processi di continuità e cambiamento che hanno caratterizzato la scuola pubblica italiana degli ultimi decenni, finalizzato a condividere conoscenze e strumenti concreti per affrontare in modo consapevole la quotidianità del nostro lavoro.

Primo incontro: Il tuo contratto
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L'idea di questo corso di formazione prende spunto da alcune riflessioni tenutesi all'interno della sede Cobas scuola di Bologna in merito ai cambiamenti attuali e all'alto turn over previsto nella scuola dove, nei prossimi anni, si ritroveranno a lavorare numerose persone che per ovvi motivi non possono avere né una visione, né una esperienza di un modello scolastico diverso ed alternativo a quello che viene presentato ora come la soluzione a tutti i problemi dell’educazione. La formazione ufficiale in entrata dei nuovi e delle nuove docenti, infatti, si basa sulla somministrazione acritica di ricette e modelli precostituiti che, al netto di una presunta modernità didattica e dell'appropriazione indebita di concetti e parole d'ordine passate, tende in realtà verso una standardizzazione sia dei contenuti che delle pratiche. L’obiettivo spesso dichiarato dagli attori che influenzano realmente queste scelte è quello di contribuire alla formazione, non tanto del futuro cittadino o cittadina con il suo bagaglio di conoscenze e di capacità critica, in grado cioè di leggere il mondo da solo, quanto la riproduzione di manovalanza flessibile e integrabile nei processi produttivi tesi alla riproduzione conservativa dei rapporti sociali dominanti.

Storicamente possiamo individuare i passi iniziali di tutto ciò nella legge sull’Autonomia Scolastica (L 59/1997 e DPR 275/1999), nel nuovo ruolo assegnato ai presidi, diventati “Dirigenti” (DLeg. 59/1998) e nella Legge di Parità (L 62/2000) che ha aperto al finanziamento statale alle scuole private. Normative che, dal punto di vista di chi lavora nella scuola, hanno portato ad un deterioramento degli aspetti contrattuali, del salario e dei diritti in genere.

Si è verificato, così, per i lavoratori della scuola, un notevole peggioramento in termini di qualità del vissuto e delle relazioni, attribuibile, in grandissima parte, all'arroganza e all’autoritarismo di molti dei novelli dirigenti (formati come manager) e alla insopportabile ingerenza, quando non alla sfacciata aggressività, di una parte dei novelli "utenti" della scuola-azienda (genitori ed anche studenti e studentesse) alle cui richieste i docenti e le docenti dovrebbero sottomettersi in base al principio che “il cliente ha sempre ragione”.

Da qui l'esigenza di pensare ad una formazione alternativa, che possa fornire sia informazioni concrete da utilizzare nella quotidianità lavorativa, sia condividere analisi critiche di quanto accaduto, letture plurali del presente e strumenti normativi di autodifesa, che permettano alle e agli insegnanti e a chi vive il mondo della scuola di mantenere la propria autonomia di azione e di giudizio rispetto al modello unico ora imposto. 

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