La professoressa marziana di Lloyd Biggle jr. – 1966 by Mercury Press Inc./ 03

Passò una settimana, prima che lei trovasse il coraggio di dire ai suoi allievi di scriverle, tanto aveva paura che nessuno le rispondesse.

Un mattino, finalmente, dopo avere finito la lezione con un minuto di anticipo, lei intrecciò le mani e si sforzò di sorridere davanti alla telecamera. — E ora vorrei chiedervi un favore. Desidererei che ognuno di voi mi scrivesse parlandomi di se stesso, dicendomi se vi piacciono le cose che state studiando. Voi sapete tutto di me, mentre io non so niente di voi. Perciò vi prego vivamente di scrivermi.

Le arrivarono undici lettere. Lei le sfogliò con attenzione, le lesse con amore e cominciò, animata da nuova fiducia, le lezioni su «Le due città».

Portò le lettere a Pargrin. e, quando Jim ebbe finito di leggerle, disse: — Secondo me, ce ne sono a migliaia di ragazzi così, intelligenti, desiderosi di apprendere e mortificati dalla fredda indifferenza della nuova pedagogia.

— Notizie di Wilbings? —domandò lui.

— Non una parola.

– Mi ha chiesto di prelevare il vostro prossimo Trendex su duemila campioni. Gli ho detto che mi occorreva un ordine scritto dal Ministero, ma non credo che se ne dia pensiero.

– E’ evidente che si prepara ad agire nei miei confronti.

— Temo di sì — disse Pargrin. — Sarà bene che cominciamo a pensare a una linea di difesa. Dovrete ricorrere a un avvocato.

— Non so se mi difenderò. Sto pensando di dedicarmi alle lezioni private.

— Ci sono già le scuole private, e chi può ci manda già i propri figli. Gli altri, purtroppo, non sono in grado di pagare.

— Non importa. Appena avrò un po’ di tempo libero, andrò a cercare gli allievi che mi hanno scritto.

— Il prossimo Trendex è per lunedì — disse Pargrin.

— Penso che prima di allora Wilbings si sarà fatto vivo.


Wilbings la fece cercare il lunedì mattina. Dal giorno del primo colloquio, lei non aveva più visto l’ispettore centrale ma l’aspetto ridicolo del personaggio e i suoi modi scostanti le erano rimasti impressi. — Siete a conoscenza del vostro indice Trendex? — le chiese il funzionario.

La signorina Boltz, sapendo che l’altro, deliberatamente, aveva tentato di tenerla all’oscuro, scosse la testa, senza la minima incertezza, e senza arrossire.

Wilbings, pazientemente, le spiegò la tecnica e lo scopo del Trendex.

— Ma se il Trendex ha veramente il valore che voi dite, perché gli insegnanti non ne sono messi a conoscenza? — domandò lei.

— Infatti ne sono al corrente. Ognuno riceve una copia del proprio Trendex.

— Io, però, non le ho mai ricevute.

— Probabilmente, dato che siete al primo servizio TV, c’è stato un disguido. Ad ogni modo, io li ho ricevuti tutti, ad eccezione di quello odierno che mi verrà inviato appena sarà pronto. Sono lieto che ne prendiate visione.

L’ispettore le mise sotto gli occhi, una per una, le varie schede, sottolineandone con zelo gli zeri. Quando arrivò all’indice 1, si fermò. - Come vedete, su migliaia di campioni prelevati, abbiamo trovato soltanto un allievo che segue le vostre lezioni. E’ indubbiamente l’indice più basso di cui sia a conoscenza, e quindi devo chiedervi di lasciare volontariamente il servizio. Qualora vi rifiutaste di farlo, non vedo altra soluzione che...

S’interruppe perché la segretaria era entrata portando l’ultimo Trendex. — Ah, sì. Grazie. Eccolo. Boltz Mildred...

Le dita del dottor Wilbings parvero improvvisamente colte da paralisi. La signorina Boltz, nel frattempo, aveva trovato il suo nome nella lista, e seguiva la riga con gli occhi.

Ventisette.

— Evidentemente sto facendo progressi — disse. - Avete altro da dirmi?

Ci volle un momento prima che l’ispettore ritrovasse la parola. — No, nient’altro.

Mentre attraversava la segreteria, la signorina Boltz sentì la voce stridula di Wilbings che urlava al citofono: — Pargrin. Lo voglio da me. Subito.

Pargrin la stava aspettando al bar. — E’ andato tutto bene, immagino — disse con studiata indifferenza.

— Persino troppo.

Lui addentò un panino e iniziò a masticare lentamente, soprappensiero.

— Perché l’avete fatto, Jim? — chiese lei.

Lui arrossì. — Fatto cosa?

— Perché avete corretto il mio Trendex?

— Non si può correggere un Trendex. Non ci riuscirebbe neanche Wilbings. —Poi aggiunse, piano: — Come avete fatto a scoprirlo?

— Non c’è altra spiegazione, e avreste fatto meglio a lasciare le cose com’erano. Vi state mettendo nei guai, e non riuscirete che a rimandare l’inevitabile. Il prossimo Trendex darà di nuovo zero.

— Non importa. Wilbings a un certo punto prenderà dei provvedimenti, ma per il momento non oserà un’azione avventata.

Pranzarono in silenzio, finché il cameriere venne a consegnare a Pargrin un messaggio urgente da parte del dottor Wilbings. Pargrin ammiccò: — Adesso vado a divertirmi. Oggi pomeriggio sarete in ufficio?

Lei scosse la testa. — Voglio andare a trovare i miei allievi.

— Allora ci vediamo domani.

Lei lo seguì con lo sguardo. Sperava sinceramente che non fosse nei guai.


Dalla terrazza di atterraggio in cima all’edificio, la signorina Boltz chiamò un aerocar. Mentre aspettava che il mezzo arrivasse, tolse dalla borsetta una lettera e la rilesse.

«Mi chiamo Darrel Wilson e ho sedici anni. Sono costretta a rimanere sempre in casa perché sono parzialmente paralizzata. Mi piacciono molto le vostre lezioni e vi pregherei di inserire un numero maggiore di testi di Shakespeare.»

— L’aerocar è arrivato, signorina.

— Grazie — disse la signorina Boltz. Rimise la lettera nella borsetta e si avviò lungo la rampa.


Jim Pargrin ascoltò con preoccupazione le idee della signorina Boltz. — Come sarebbe a dire? Un’aula per fare lezione?

— Ho nove allievi che verranno tutti i giorni a scuola. Perciò ho bisogno di un locale dove poter tenere lezione.

— Ma quando lo saprà Wilbings, gli, verrà un colpo!

— Le mie lezioni alla TV mi impegnano solo per cinque ore settimanali, e non vedo perché durante il tempo libero non potrei fare lezione a un gruppo di allievi.

— Aggiunse, piano: — Questi allievi hanno bisogno di venire a scuola.

— Se Wilbings ne rimane all’oscuro, non può trovare niente da ridire — disse Pargrin. — Speriamo che non lo venga mai a sapere. Però non c’è un’aula, in tutto il palazzo. Forse potreste fare lezione in uno degli studi, e se tiriamo una tenda davanti al cristallo, non vi darà fastidio nessuno. In che ore fareste lezione?

— Tutti i giorni dalle nove alle tre. Gli allievi si portano la colazione da casa.

— E va bene, ma non dimenticate le lezioni alla TV, anche se nessuno le segue...

— State tranquillo. I miei allievi impiegheranno quell’ora per prepararsi alle altre lezioni, a meno che io non possa fare lezione alla TV nello stesso studio dove insegno ai miei allievi.

— Senz’altro.

— Magnifico! Non so proprio come dirvi grazie.

Lui scrollò le spalle e distolse in fretta lo sguardo.

— Avete avuto guai con Wilbings? — chiese lei.

— No. Pensava che il vostro ultimo Trendex fosse dovuto a un errore. Siccome non sono io personalmente che prelevo i Trendex, l’ho mandato dal tecnico addetto a quell’incarico.

— Allora per un po’ posso stare tranquilla. Comincerò le lezioni domani.

Tre allievi arrivarono su una poltrona a rotelle: Carol, una bella ragazza, sensibile, nata senza gli arti inferiori, e che per quanto avesse un paio di arti artificiali, se ne serviva raramente, Darrel e Charles, semiparalizzati. Sharon invece era cieca. Data la sua menomazione, Sharon non poteva seguire gli spettacoli degli altri insegnanti TV, ma ascoltava con aria rapita ogni parola della signorina Boltz.

Come livello di intelligenza il gruppo era notevolmente superiore alla media, e la signorina Boltz di fronte a loro si sentiva umile e non poco preoccupata. Tuttavia, tutte le preoccupazioni svanirono quando quel primo mattino di lezione si vide davanti le facce luminose dei suoi allievi e rivolse loro il suo benvenuto.

La signorina Boltz aveva due complici nella realizzazione di quell’impresa: Jim Pargrin, che si occupava personalmente degli aspetti tecnici della ripresa televisiva e che aveva deciso di mandare davanti alla telecamera tutta la classe, e Lyle Stewart che, felice di poter finalmente insegnare ad allievi in carne e ossa, veniva nel pomeriggio a fare due ore di scienze e di matematica. La signorina Boltz guidava la classe con polso fermo, insegnando con passione le materie del gruppo letterario. In seguito, se fosse riuscita a continuare il suo insegnamento, avrebbe anche provato a fare qualche ora di lingua straniera. Quel mercoledì fu certo per lei il giorno più bello, da quando aveva fatto ritorno sulla Terra.

Il giovedì mattina un inserviente le portò un plico con l’intestazione del Ministero. La busta conteneva la comunicazione ufficiale della sua destituzione dall’insegnamento.

— Ne avevo sentito parlare — disse Jim Pargrin, quando lei gli telefonò la notizia,

— Quando avrete il colloquio con la commissione?

— Martedì prossimo.

– Me lo aspettavo. Wilbings ha ottenuto il permesso per un Trendex speciale. Anzi è ricorso addirittura a un tecnico esterno, e per maggior sicurezza ha fatto prelevare i campioni su duemila casi. Adesso dovrete procurarvi un avvocato. Conoscete qualcuno?

— No. Non ho conoscenze sulla Terra. — Sospirò. In quel primo giorno di vero insegnamento s’era sentita talmente felice, che quel brusco scontro con la realtà la lasciò quasi inebetita. — Temo che un avvocato costi parecchio, e io invece in questo momento ho bisogno di tutto il denaro di cui posso disporre.

— Un avvocato che vi assista durante il colloquio con la commissione ministeriale non vi costerà molto. Lasciate fare a me. Vi troverò qualcuno adatto.

Lei avrebbe voluto protestare, ma non ne ebbe il tempo perché i suoi allievi stavano arrivando.

Quel sabato, la signorina Boltz pranzò con Bernard Wallace, il legale che Jim Pargrin le aveva raccomandato. Wallace era piccolo, anziano, con gli occhi grigi penetranti.

— I miei insegnanti sono stati le persone più simpatiche che abbia conosciuto —disse. — Ma temo che come loro non ce ne siano quasi più. Non so se vi rendete conto che la vostra specie è ormai quasi estinta.

— Su Marte c’erano degli ottimi professori.

— Naturalmente. Le colonie hanno una diversa concezione del problema dell’insegnamento. Qui da noi impera la Scuola Nuova, e non sappiamo ancora esattamente che conseguenze ne deriveranno. Il peggio, per il momento, è che i ragazzi non ricevono più nessuna educazione. Gli industriali devono ricominciare tutto da capo per formare il personale. Politicamente non so ancora quali saranno i riflessi, con un elettorato in grado di assimilare le varie nozioni in dosi minime, e per di più estremamente edulcorate. Per questi motivi, il vostro caso mi interessa in modo particolare. Non preoccupatevi delle spese, perché non ce ne saranno.

— E’ molto gentile da parte vostra — mormorò la signorina Boltz. — Ma aiutando me, un’insegnante priva di ogni prestigio negli ambienti ministeriali, non migliorerete di molto le cose.

— Non vi prometto grandi risultati — disse semplicemente Wallace. — Wilbings ha in mano tutte le carte, e può giocarle allo scoperto, mentre voi dovete tenere nascoste le vostre. Il modo migliore per vincere la controversia, infatti, sarebbe di dimostrare che la Scuola Nuova è un cumulo di idiozie, ma questo non potete farlo. Non possiamo attaccare apertamente la Scuola Nuova, che è la pupilla degli occhi del Ministero. Per vincere, dobbiamo battere quei signori sul loro stesso terreno.

Ma allora l’impresa è quasi disperata.

— Francamente, non sarà semplice. — L’avvocato tirò fuori un vecchio orologio d’oro. — Comunque, ci penserò, e chissà che non riservi a Wilbings qualche sorpresa. Voi, ad ogni modo, occupatevi solo del vostro insegnamento. Per il resto lasciate fare a me.

Quando Wallace se ne andò, lei ordinò un altro caffè e lo bevve lentamente, pensosa.


Il lunedì mattina, la signorina Boltz ebbe una sorpresa. Tre ragazzi e quattro ragazze si presentarono a lei, chiedendole di essere ammessi alle sue lezioni. L’avevano vista alla TV, le spiegarono, e l’avevano trovata interessante. Lei ne fu contenta, ma restò alquanto perplessa. Del gruppetto, infatti, uno solo era un suo allievo televisivo, e di conseguenza, dopo aver preso i nomi degli altri, lei dovette rimandarli a casa. Ammise in classe soltanto quello che era effettivamente suo allievo.

Era un ragazzo sui quindici anni, dall’aria abbastanza sveglia, ma dall’espressione così impenetrabile che lei provò un senso di disagio. Si chiamava Randy Stump. — Un nome insulso, ma è toccato a me — brontolò il ragazzo. Lei lo interrogò sulle tragedie shakespeariane e lui, per tutta risposta, la fissò a bocca aperta.

Il primo impulso della signorina Boltz fu di rimandarlo a casa con gli altri, poi si frenò pensando che gli sdolcinati insegnanti TV, i brillanti esponenti della Scuola Nuova, si sarebbero comportati esattamente in quel modo: l’avrebbero rimandato a casa a guardare la TV nella pace del suo ambiente naturale, dove niente sarebbe mai venuto a turbarlo e dove, naturalmente, non avrebbe mai appreso a vivere assieme agli altri.

«Che insegnante sarei se mi sgomentassi di fronte al primo ostacolo?» si chiese la signorina Boltz.

Randy, intanto, mentre lei lo osservava, si dondolava, con fare impacciato, un po’ su un piede un po’ sull’altro. Il ragazzo era alto almeno trenta centimetri più di lei, e fissava affascinato la parete dietro alle sue spalle, come se la trovasse estremamente interessantissima.

Poi, nell’aula, Randy si rincantucciò nel banco più lontano dalla cattedra, e lì si irrigidì in un’immobilità ipnotica. I compagni tentarono invano di attirarlo nella conversazione: Randy li ignorò costantemente. Ogni volta che la signorina Boltz alzava lo sguardo scopriva gli occhi di Randy che la fissavano intenti. Poi le parve di scoprire il perché: il ragazzo seguiva la lezione in aula come se si trattasse ancora di un corso alla TV.

L’ora di lezione televisiva andò bene. Si trattava di una discussione su «Le due città », e l’acutezza dei suoi allievi la incantò. Alle undici e un quarto la spia rossa si spense, e Jim Pargrin la salutò con un cenno. Lei gli rispose, quindi riprese la lezione di storia. Nel frattempo, continuava a cercare il modo di fare uscire Randy Stump dal guscio televisivo in cui l’avevano costretto.

Quando alzò gli occhi, gli allievi fissavano la porta che si era aperta silenziosamente:

— Che cosa sta succedendo qui dentro?

Era Roger Wilbings.

L’ispettore centrale si tolse gli occhiali e se li rinfilò. —Dunque — disse, e i suoi baffi ebbero una contrazione nervosa. — Posso chiedere che cos’è questa storia?

Nessuno rispose. La signorina Boltz aveva preparato una meditata risposta nel caso in cui fosse stata chiamata a rispondere sul suo insegnamento clandestino, ma quell’irruzione improvvisa la lasciò momentaneamente senza parole.

— Signorina Boltz! — La bocca dell’ispettore si aprì e si chiuse svariate volte, mentre il funzionario cercava le parole. — Ho visto molti insegnanti combinare una quantità di sciocchezze ma non ho mai visto niente di simile! Sono lieto di avere un’ulteriore e decisiva conferma della vostra assoluta incompetenza. Non solo siete un’insegnante vergognosamente inetta, ma ora comincio a dubitare anche delle vostre facoltà mentali. Nessun adulto normale porterebbe questi... questi.

S’interruppe. Randy Stum era uscito improvvisamente dal suo stato d’ipnosi. In due salti fu davanti a Wilbings, e con un sogghigno gli disse: — Ritirate quello che avete detto!

Wilbings lo fissò, freddo.

— Torna subito a casa — girò lo sguardo per l’aula. — Tornate tutti a casa, subito.

— Non potete obbligarci — disse Randy.

Wilbings lo squadrò dall’alto della sua autorità. —Nessun giovane delinquente mi ha mai...

Randy lo afferrò per le spalle, e prese a scrollarlo energicamente. Gli occhiali di Wilbings, dopo un lungo volo, finirono in mille pezzi. Il funzionario, finalmente riuscì a liberarsi e cercò di colpire Randy con un diretto. Lo mancò. Ma il colpo di risposta di Randy fece centro in pieno. L’ispettore centrale andò a sbattere contro la tenda, quindi scivolò lentamente al suolo, mentre il cristallo s’infrangeva e i frammenti cadevano nel corridoio.

La signorina Boltz si chinò su di lui. Randy, immobile lì Vicino, aveva l’aria spaurita e contrita. — Mi spiace tanto, signorina Boltz — balbettò il ragazzo.

— Lo so — disse lei. —Ma, per il momento, farai meglio ad andare a casa.

Finalmente anche Wilbings, sorretto da altri, se ne andò. Con grande sorpresa della signorina Boltz, nell’allontanarsi dall’ufficio non aggiunse parola, e si limitò a lanciarle un’occhiata.

Jim Pargrin arrivò con un operaio per sostituire il vetro rotto. — Le cose si mettono male — disse. — Nel colloquio di domani, Wilbings citerà tra gli elementi a vostro carico la lezione di oggi.

— Devo rimandarli a casa? — chiese lei, con ansia.

— No, aspettate un momento. Sarebbe come cedere le armi, non vi pare? Continuate pure, mentre noi sostituiremo il vetro.

Lei ritornò alla cattedra, e riaprì il registro. — Ieri abbiamo parlato di Alessandro Magno...