La professoressa marziana di Lloyd Biggle jr. – 1966 by Mercury Press Inc./ 02

In quel vasto e freddo edificio, nella solitudine del suo ufficio la signorina Boltz si sentiva così depressa, che decise di preparare le lezioni a casa. Solo a metà della terza settimana scoprì il modo di arrivare al decimo piano dove, secondo la guida, doveva esserci un bar. Mentre aspettava il suo turno, in mezzo ai professori giovani che la circondavano in silenzio, ebbe l’impressione di essere addirittura preistorica, una specie di pezzo da museo.

Qualcuno le rivolse un cenno di saluto, mentre lei si dirigeva verso un tavolino. Jim Pargrin si alzò e le prese di mano il vassoio. Un giovane l’aiutò a trovare un posto. Dopo tante ore di solitudine, quelle attenzioni la lasciarono senza parola.

— Mio nipote — disse Pargrin. — Lyle Stewart. Insegna fisica. La signorina Boltz, la professoressa che viene da Marte.

Il giovanotto era un tipo bruno, cordiale, con un sorriso aperto. Lei disse che era lieta di conoscerlo. — Siete il primo collega col quale parlo! — disse.

— In generale non esistono rapporti fra noi — ammise Stewart.

— Ma io credo che se ci fosse un po’ di collaborazione...

L’altro scrollò la testa. —Supponete di scoprire un accorgimento che funziona, e che, quindi, il vostro Trendex salga. Gli altri insegnanti lo vengono a sapere, e subito si mettono a seguire le vostre lezioni, cercando di capire la vostra trovata. A vostra volta voi li tenete sotto controllo, scoprite che gli altri sfruttano la vostra tecnica, e naturalmente la cosa non vi fa piacere. In passato si sono avute risse con conseguenze legali più o meno serie, e quindi preferiamo tenere le distanze.

- Come vi trovate, qui?—chiese Pargrin.

— Mi manca molto il contatto con gli allievi — disse la signorina Boltz. — Mi preoccupa il fatto di non conoscerli, di non poterne seguire i progressi.

— Lasciate perdere le astrazioni — disse Stewart, in tono amaro. — La Scuola Nuova, in campo pedagogico, segue questi principi: l’allievo deve essere esposto all’insegnamento che gli si vuole impartire. L’esposizione, chiamiamola così, deve avvenire a casa dell’allievo, nell’ambiente che più gli è consono. In modo che il soggetto assorba tutto ciò che le capacità individuali gli permettono di assorbire. Oltre a questo, non possiamo pretendere altro da lui.

— Ma il ragazzo non si rende conto dei progressi che fa, e quindi non ha nessun incentivo a imparare — obietto la signorina Boltz.

— La Scuola Nuova considera questo del tutto irrilevante. Insomma, si sta cercando di applicare all’insegnamento la tecnica che, usata nella pubblicità, ha ottenuto tanti buoni risultati. Suscitare l’attenzione della gente e indurla a comperare, anche se non ne ha l’intenzione. Nel nostro caso, attrarre l’attenzione dell’allievo e fare sì che impari anche se non ne ha voglia.

— Ma così gli allievi non imparano a vivere con gli altri.

Stewart si strinse nelle spalle. Nella Nuova Scuola, d’altra parte, non esiste il problema della disciplina, non ci sono compiti da correggere, non si presenta il problema del trasporto degli allievi da casa alle sedi scolastiche e viceversa. La cosa non vi persuade?

— Assolutamente no!

— Vi consiglio di tenere per voi la vostra opinione. Aggiungerò che un altro fattore determinante per l’adozione dei nuovi sistemi di insegnamento è il risparmio di denaro che essi comportano. Anziché avere migliaia di costosi edifici scolastici, è sufficiente un unico studio TV. Inoltre si risparmia sugli stipendi degli insegnanti, perché basta un insegnante per varie migliaia di studenti, anziché uno ogni trenta-quaranta allievi. I ragazzi intelligenti impareranno da soli, anche se l’insegnamento è insufficiente, e d’altronde la nostra civiltà non esige di più: pochi elementi ben preparati, in grado di costruire macchine efficienti. Nel corso degli ultimi cento anni, non si sono mai avute tasse scolastiche così basse. — Il professore scostò la sedia. — Lieto di avervi conosciuta, signorina Boltz. Forse potremo diventare amici, dato che voi insegnate inglese e io fisica, e quindi non rischiamo di farci concorrenza. Ora però devo lasciarvi per andare a inventare qualcosa di nuovo, dato che negli ultimi tempi il mio Trendex è calato alquanto.

Lei lo guardò, pensosa, mentre il giovanotto si allontanava. — Mi pare che vostro nipote abbia lavorato troppo e soffra di esaurimento.

— I professori giovani non hanno un contratto come il vostro — disse Pargrin — e possono essere licenziati in tronco. Lyle ha intenzione di passare all’industria l’anno prossimo, e non gli sarà facile trovare un posto.

— Vuole lasciare l’insegnamento? Ma non deve!

— E’ una carriera senza avvenire.

— C’è sempre un avvenire per un buon professore.

Pargrin scrollò la testa. — Guardatevi attorno. Gli insegnanti sono tutti giovani. Resistono finché possono, perché sono pagati bene, ma, a un certo punto, alla buona paga si preferisce la sicurezza dell’impiego. Verrà un giorno in cui più nessuno vorrà fare il professore, e infatti il Ministero sta già facendo esperimenti con lezioni filmate. Si prende un buon professore, si filmano le sue lezioni durante un intero anno scolastico e a questo punto non c’è più bisogno di ricorrere all’opera dell’insegnante. Bastano i film. No, credetemi, l’insegnamento è una carriera senza avvenire. Avete già avuto il vostro Trendex?

— No. Dovevo averlo?

— Ce n’è uno ogni due settimane e li hanno distribuiti appunto ieri.

— Io non l’ho avuto.

Pargrin imprecò sottovoce, poi la guardò con l’aria di chiederle scusa. — Wilbings, quando vuole, è veramente insopportabile — disse. — Crede probabilmente di cogliervi di sorpresa.

— Temo di non capire bene che cosa siano i Trendex.

— Non sono per niente complicati. Ogni due settimane eseguiamo un migliaio di sondaggi sugli allievi del professore. Se tutti i campioni da noi prelevati seguono, come dovrebbero fare, le lezioni assegnate, il Trendex del professore è 100. Se soltanto una metà segue, il Trendex è di cinquanta. Il Trendex di un buon insegnante è all’incirca di 50. Se il Trendex scende al di sotto di 20, il professore viene licenziato per scarso rendimento.

— Dunque i ragazzi seguono le lezioni solo se ne hanno voglia?

— I genitori sono tenuti a procurare gli apparecchi TV — spiegò Pargrin. — E devono controllare che i ragazzi siano presenti durante le ore di lezione, ma non sono tenuti a far sì che i figli seguano una determinata lezione. Altrimenti dovrebbero esercitare una sorveglianza assidua, minuto per minuto, cosa impossibile, come ha riconosciuto anche il tribunale. Non si poteva, d’altronde, neppure costruire degli apparecchi TV che trasmettessero solo su determinati canali. Di conseguenza se una lezione non va, se ne può seguire un’altra. Capirete perciò come sia importante per il professore suscitare l’interesse dell’allievo.

— Capisco. E qual era il mio Trendex?

Pargrin distolse lo sguardo: — Zero.

— Cioè, nessuno ha seguito le mie lezioni? Eppure credevo di aver lavorato bene.

— Il primo giorno li avete interessati, ma poi probabilmente si sono stancati. Sono cose che capitano. Avete seguito le lezioni dei vostri colleghi?

— Santo cielo, no! Ho avuto talmente da fare, che non ci ho neppure pensato.

— Forse Lyle avrà qualche idea da suggerirvi. Gli dirò di venire da voi per la lezione delle due. E poi... be’, poi si vedrà.


Lyle Stewart spiegò alcune carte sulla scrivania. — Eccovi i Trendex — disse. —Dovreste averne una copia.

Lei diede un’occhiata alla lista dei nomi, finché trovò il suo. Boltz Mildred, inglese, quarto anno. Ora, 10,15. Canale 6439. Zero. Media annuale: zero.

— Vediamo un po’ la lezione di Marjorie McMillan delle due. Insegna inglese al quinto anno e ha un Trendex molto alto, 64. Vediamo come se la cava. — Il giovanotto premette i vari tasti.

Alle due in punto, Marjorie McMillan comparve sul video, e la prima impressione dell’inorridita signorina Boltz fu che la professoressa McMillan stesse spogliandosi. Scarpe e calze, infatti, erano posate in bell’ordine, sul pavimento, vicino a lei. L’insegnante in quel momento stava sbottonandosi la camicetta. Alzò gli occhi verso la telecamera.

— Che cosa state a curiosare qui, cari? — tubò. —Credevo di essere sola.


La signorina McMillan era una bionda attraente, che vista di profilo mostrava una serie di curve sensazionali. La bionda sorrise, scrollò la testa, e fece il gesto di ritirarsi.

— Be’, visto che siamo tra amici... — disse poi.

La camicetta sparì, subito seguita dalla gonna, e l’insegnante rimase davanti allo schermo in un provocante due pezzi. La telecamera sottolineò l’oro e il rosso della sua figura mentre la signorina McMillan veniva avanti con passo di danza. Mentre passava, sempre con passo danzante, accanto alla cattedra, premette il tasto che inquadrava la lavagna.

— Ora, carissimi, è tempo. di metterci al lavoro — disse.

— Eccovi la prima frase. —Lesse a voce alta mentre scriveva alla lavagna: — L’uomo... percorreva… la strada... Percorreva, indica l’azione dell’uomo, la strada è il complemento oggetto. Che definizione buffa, vero? Mi seguite?

La signorina Boltz tentò una protesta: — Inglese, per il quinto anno?

— Ieri abbiamo parlato del verbo — diceva la signorina McMillan. — Ve ne ricordate? Scommetto che non mi avete seguito, anzi scommetto che anche adesso non siete affatto attenti.

La signorina Boltz fu sopraffatta dallo sdegno. Sullo schermo, la signorina McMillan aveva slacciato il reggiseno, ma nell’attimo in cui l’indumento stava per cadere, lei lo bloccò appena in tempo.

— Forse, un giorno o l’altro, me lo toglierò davvero. Non vorrete perdere quel momento, vero? Meglio che mi seguiate con attenzione. E adesso torniamo a occuparci di quel brutto complemento oggetto.

La signorina Boltz osservò, con calma: — Mi sembra che vada un po’ fuori argomento.

Stewart spense il televisore. — Il suo Trendex non rimarrà alto per molto tempo — disse. — Appena gli allievi si accorgeranno che non ha la minima intenzione di sfilarsi il reggiseno... Passiamo a quest’altro. Quarto anno di inglese. Stavolta è un professore. Trendex 45.

L’insegnante era un giovanotto di bella presenza, dall’aria sveglia, che si esibì in una serie di imitazioni, e tenne il gesso in equilibrio sul naso. Successivamente passò alla lettura dell’opera «Gualdrappe e pistole» che lesse molto bene, sostenendo successivamente le varie parti, curvandosi dietro la cattedra, fingendo di puntare una pistola immaginaria contro la telecamera, e dando vita a un’interpretazione efficace.

— Ai ragazzi piacerà —disse Stewart. — Può resistere abbastanza bene. E ora vediamo se c’è qualcun altro.

C’era un’insegnante di storia, una donna giovane, dall’aria tranquilla, dotata di notevole talento artistico. Questa insegnante schizzava con rapidità straordinaria caricature su caricature, e teneva desta l’attenzione degli spettatori con una conversazione brillantissima. Successivamente passarono all’ora d’economia, dove l’insegnante faceva continui giochi di prestigio, e infine osservarono due professoresse che si servivano più o meno degli stessi mezzi della signorina McMillan, ma erano scarsamente dotate, e, di conseguenza, il loro Trendex era considerevolmente più basso.

— Questo basterà a darvi un’idea — disse Stewart.

— Certo, un professore che sa soltanto insegnare è notevolmente svantaggiato —disse la signorina Boltz, pensosa. — Ma gli insegnanti che abbiamo visto non insegnano niente ai loro allievi, si limitano a intrattenerli.

Jim Pargrin era rimasto in silenzio durante quel giro d’orizzonte. Alla fine si alzò, e scrollò con solennità la testa grigia. — Interpellerò il tecnico per sentire se può mettervi a disposizione qualche film. Di solito non lo fanno volentieri, perché non abbiamo personale sufficiente, ma spero di ottenere lo stesso qualcosa.

— Grazie — disse la signorina Boltz. — Siete davvero molto gentile. E grazie anche a voi, Lyle, perché vi siete prestato per una causa persa.

— La causa non è persa, finché lavorate — disse il giovane.

I due uomini uscirono assieme, e, dopo che se ne furono andati, la signorina Boltz rimase a lungo a fissare lo schermo TV, chiedendosi per quanto tempo ancora avrebbe continuato a lavorare.


Durante i venticinque anni di permanenza sull’inospitale Marte, aveva sempre sognato di tornare sulla Terra. Aveva sognato di camminare, a piedi scalzi sull’erba verde in mezzo alle piante e ai cespugli, mentre in alto, al posto della vaga trasparenza della cupola atmosferica, avrebbe potuto contemplare lo spazio infinito del cielo azzurro. Lo squallido deserto marziano le aveva sempre fatto ricordare con nostalgia le onde dell’oceano che si rincorrevano fino all’orizzonte.

Adesso che era di nuovo sulla Terra, la signorina Boltz viveva nel complesso urbano degli Stati Orientali, dove gli. edifici immensi incombevano sui parchi minuscoli. Il cielo azzurro era totalmente oscurato dal traffico cittadino, e in quanto all’oceano, era riuscita appena a intravederlo un paio di volte da un mezzo aereo.

Ma comunque, campi, laghi, fiumi e oceani esistevano sulla Terra, e sarebbe bastato andarli a cercare. La signorina Boltz s’era però tuffata immediatamente nel lavoro e aveva dovuto passare ore e ore a cercare esempi, a rivedere nozioni, a ripetere infinite volte la lezione di quell’unica ora di insegnamento, prima di esporsi all’occhio implacabile della telecamera.

E nessuno aveva seguito le sue lezioni. In quelle due prime settimane d’insegnamento, i suoi allievi, uno per uno, l’avevano abbandonata tutti.

Comunque, ignorando la propria umiliazione, la signorina Boltz si mise a preparare la lezione sul «Mercante di Venezia ». Jim Pargrin le venne in aiuto, e assieme riuscirono a raccogliere alcuni brani di ottimi film con varie scene della tragedia.

Lei disse, triste: — Tanto lavoro, e nessuno che lo segue.

— Io lo seguo — disse Pargrin. — Le vostre lezioni mi interessano.

Lo sguardo di Pargrin le ricordò qualcosa a cui da anni non aveva più pensato: quel giovane che era andato ad accompagnarla quando lei era partita per Marte, e che le aveva promesso di raggiungerla appena si fosse laureato in ingegneria. Lui poi, disgraziatamente, era morto in un incidente. Da allora erano passati molti anni, ma la signorina Boltz non aveva mai pensato che l’insegnamento fosse una professione arida, tranne il giorno in cui si era trovata chiusa in quel cubicolo sotto l’occhio della telecamera.

Pargrin, il giorno del secondo Trendex, venne a cercarla. — Ve ne hanno data una copia?

— No — disse lei.

— Ne ho trovato una extra, e ve la manderò.

Poté così constatare che l’indice di Boltz Mildred, inglese, quarto anno, eccetera, era ancora zero.

A questo punto decise di procurarsi in libreria dei manuali per l’insegnamento alla TV. Purtroppo i testi erano ricchi di esempi per gli insegnamenti di per sé adatti ad una presentazione visiva, ma per quanto riguardava l’inglese non erano certo di grande aiuto.

Allora si immerse nella lettura delle riviste di pedagogia, e cercò di approfondire i misteri della Scuola Nuova.

Un giorno arrivò Pargrin con un nuovo Trendex. Lei si sforzò di sorridere: — sempre zero?

— Ecco... stavolta no.

Lei esaminò la scheda, sbatté le palpebre, e tornò a guardare meglio. L’indice era uno, ciò che equivaleva all’uno per mille. Ma allora aveva un allievo! In quel momento la signorina Boltz avrebbe volentieri sacrificato tutti i vantaggi della pensione pur di poter conoscere quell’unico fedele.

— Che cosa credete che faranno? — chiese lei.

— Il vostro contratto è vincolante e Wilbings non agirà finché non sarà sicuro di avere le carte in regola.

— Comunque, sono contenta di sapere che ho un allievo. Credete che ce ne siano altri?

— Perché non li invitate a scrivervi? Riceverete un buon numero di lettere, potrete produrle come prove.

— Non mi interessano le prove — disse lei. — Comunque chiederò loro ugualmente di scrivermi. Grazie.

— Signorina... Mildred...

— Dite?

— Vorreste venire a pranzo con me stasera?

— Certamente!