Anno 2017

COBAS 
Comitati di Base della Scuola
Sede regionale Emilia-Romagna:  
Via San Carlo, 42 
Tel. 051.241336 
cobasbol@gmail.com


Piattaforma per l'unificazione delle lotte del precariato nella scuola e scheda di sintesi su Nuovo sistema di RECLUTAMENTO.




Basta con i premi di "merito al "cerchio magico" dei presidi 

La Presidenza del Consiglio dei Ministri conferma l’obbligo per i presidi di rendere nota tutta la procedura di assegnazione dei “bonus”, le motivazioni, le cifre e i nomi dei “beneficiati/e”Basta con il premio di sedicente “merito” ai/alle fedelissimi/e dei dirigenti scolastici, basta con il “cerchio magico” del preside

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LINEE GUIDA DEL MIUR SULL' "EDUCAZIONE AL RISPETTO"

La ministra Fedeli va a braccetto con gli integralisti catto-fascisti e regala ai genitori il potere di veto sui contenuti dell’insegnamento.
Per il ritiro del documento e una riscrittura coerente con i valori della scuola pubblica, laica e plurale.

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Successo dello sciopero generale. Decine di migliaia in piazza contro le politiche economiche e sociali del governo e la sua Finanziaria 

Nelle principali città bloccati i trasporti e il 25% dei lavoratori/trici della scuola in sciopero. Buoni risultati anche nella Sanità, Pubblico Impiego, Telecomunicazioni, Lavoro Privato. Decine di migliaia in piazza contro le politiche economiche e sociali del governo e la sua Finanziaria. Ignobile aggressione poliziesca al MIUR contro docenti e ATA, picchiati a freddo manifestanti travolti da cariche teppistiche, due militanti COBAS feriti seriamente e ricoverati in osservazione, vari contusi

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Il 10 novembre scioperano la Scuola, i Trasporti, la Sanità, il Pubblico Impiego e il Lavoro Privato contro le politiche economiche e sociali del governo e la sua Finanziaria.


Manifestazioni in molte città a Roma al MIUR (ore 9.30) e al Parlamento (ore 11.30), al Ministero della Salute (ore 9). A Bologna in Piazza della Mercanzia (ore 9) 

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Sciopero Generale 10 novembre 2017

l 10 novembre la scuola sciopera contro la politica scolastica del governo e l’inserimento nel contratto della legge 107, per il recupero almeno del 20% di salario perso in 10 anni.

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10 Novembre 2017 Sciopero Generale

Convocato da Cobas, Usb e Cib - Unicobas per l'intera giornata di venerdì 10 Novembre 2017

Concentramento a Bologna ore 9.00 Piazza della Mercanzia

#10NSCIOPEROGENERALE



Vittoria dei COBAS e delle Scuole: 
il preside non può violare le delibere degli Organi Collegiali 

Importante sentenza del Giudice del Lavoro di Torino in materia di assegnazione dei docenti alle classi. IL CASO DEL “BOSELLI” DI TORINO Verso lo SCIOPERO Generale del 10 novembre 2017

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SCIOPERO GENERALE   10 novembre 2017

Contro le politiche economiche e sociali del governo Gentiloni

Lo sciopero generale è indetto contro le politiche economiche e sociali del governo Gentiloni, del tutto allineate a quelle distruttive dell'Unione Europea, in particolare in vista della presentazione della prossima Legge di Stabilità nella quale il governo non ha alcuna intenzione di introdurre elementi di reale discontinuità con la nefasta “austerità”, con la dilagante precarietà del lavoro, la riduzione dei salari 

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Che il 3 ottobre sia un nuovo inizio!

Da un anno la giornata del 3 ottobre è intitolata alla memoria delle vittime dell'immigrazione. La scelta della data ricorda un tragico episodio accaduto nel 2013: l'inabissamento a meno di un miglio da Lampedusa di un peschereccio che trasportava migranti in gran parte eritrei, causando 368 morti. Pochi giorni dopo, l'11 ottobre, un nuovo naufragio provocò altre 160 vittime, questa volta prevalentemente siriane. Questi episodi erano però solamente la punta di un iceberg 

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Contro “il bus dell’odio” scendiamo in piazza il 27 e il 28 settembre!

Alcune ormai tristemente note associazioni di integralisti cattolici hanno annunciato che un autobus arancione girerà l’Italia portando l’ennesimo messaggio violento e discriminatorio. Il 27 settembre arriverà a Bologna, invitiamo quindi tutte e tutti a scendere in piazza mercoledì 27 settembre per rispondere all’odio con l'ironia. Ad una visione escludente, rispondiamo con i nostri corpi, con la nostra visione del mondo inclusiva e colorata. Con una maglietta bianca con bollino rosso e tanti cartelloni seguiremo il bus dell’odio finché non sparirà da Bologna. Per saperne di più...



A proposito di vaccini e di scuola

 16/09/2017 

Il disagio che si sta creando sulla questione vaccini era facilmente prevedibile. Due settori pubblici ampiamente sotto-dimensionati dai tagli pesantissimi degli ultimi anni (ASL e Scuole) vengono investiti di ulteriori nuove incombenze. Le segreterie scolastiche, ridotte ai minimi termini per il personale e addirittura impossibilitate dalla legge a nominare supplenti, non sono in grado di smaltire ulteriore lavoro burocratico; e anche i presidi cominciano a dare forti segnali di insofferenza rispetto alle sempre maggiori incombenze a cui la legge via via li chiama, fino alle attuali responsabilità di sicurezza sanitaria (dal prossimo anno la composizione delle classi dovrà tenere conto anche della situazione vaccinale dei singoli studenti). Ma soprattutto ci appaiono gravissime sia la preclusione dell'iscrizione alla scuola dell'infanzia ai bambini e alle bambine "non ottemperanti", sia la grottesca “sanatoria” per coloro che, pagando una multa di 500 euro, verrebbero esentati dalle vaccinazioni (miracoli italiani: pagata la multa, finisce il rischio di contagio), sia la stolida richiesta di autocertificazione avanzata ai soli operatori della scuola (docenti e ATA), come se fossero le uniche figure pubbliche che i ragazzi incontrano e frequentano. Autocertificazione che prevede la inopinata opzione "NON RICORDO" tra le risposte ammissibili... Quando persino tutti gli operatori della scuola ad un passo dalla pensione RICORDANO forse solo quelle anti-polio e anti-vaiolo (alcune delle attuali vaccinazioni imposte allora non esistevano), oltre al fatto di essere immunizzati avendo avuto da piccoli le malattie esantematiche di cui ora si chiede l'obbligo vaccinale! E' possibile che solo i lavoratori della Scuola debbano avere questa incombenza, mentre tutti gli altri, anche quelli che nel loro quotidiano lavoro entrano in contatto con gli stessi studenti, possono evitare di dare prova della loro "idoneità vaccinale" al lavoro?  E gli alunni/e che si vorrebbe escludere dalla scuola qualora non facessero i vaccini, non frequenterebbero poi cinema, palestre, piscine, campi sportivi, treni, ristoranti, locali pubblici? Dov'è la presunta razionalità scientifica cui tanto ci si appella? 
Non è questione di entrare nel merito a livello sanitario, ma di valutare la violenza istituzionale con cui il Governo, il Parlamento, l'Amministrazione hanno deciso di operare, senza nessun pericolo evidente o imminente. Non sosteniamo affatto che tutte le vaccinazioni siano inutili, né che lo Stato non abbia, laddove sussistono le debite motivazioni, la possibilità e anzi il dovere di prevedere un obbligo di massa atto a salvaguardare la salute pubblica. Questo in caso di epidemie in atto o di nuove malattie, che malauguratamente dovessero diffondersi per effetto della velocizzazione degli scambi, come avvenne cinquecento anni fa quando con raffreddore, morbillo, varicella noi europei sterminammo milioni di nativi americani privi di difese immunitarie. Ma allora i vaccini non c'erano... Ora non ci sono evidenti epidemie in atto, e anzi l’unica “epidemia” sulla quale i mass media avevano già svolto una campagna martellante (la meningite), è stata prima inserita tra i vaccini obbligatori e poi cancellata. E ancora: in un paese come l’Italia nel quale la corruzione è endemica e ha raggiunto ormai proporzioni enormi, come possono i cittadini non temere che il ceto politico non sia succube degli interessi delle case farmaceutiche?
Non si tratta dunque di prendere posizione contro i vaccinitout court. Si tratta di esprimere contrarietà all’attuale provvedimento che anziché seguire una politica di informazione e persuasione, ha scelto una minacciosa via impositiva e repressiva. Diciamo NO ad un obbligo vaccinale imposto d’imperio, senza aver fornito esaurienti e convincenti spiegazioni sulla sua reale necessità e con minacce e punizioni e negazioni del diritto all’istruzione nei confronti di chi non ottempera; NO alla assurda autocertificazione degli operatori della scuola, e chiediamo il ritiro immediato della circolare MIUR del 16 agosto 2017; NO all'esclusione dalla scuola dell'infanzia delle bambine e dei bambini che non hanno “ottemperato”; NO alla  trasformazione delle scuole in organo di indagine per la individuazione degli inadempienti. Esecutivo nazionale 

COBAS - Comitati di Base della Scuola


Per uno sciopero generale unitario in autunno 

12/09/2017

Il successo dello sciopero dei trasporti, indetto unitariamente il 16 giugno scorso dal sindacalismo conflittuale e alternativo, ha confermato quanto sia importante, al di là della divisione organizzativa, l’unità d’azione in occasione di lotte specifiche o scioperi nazionali. Essa mette in atto un moltiplicatore di forze che mobilita una massa di lavoratori/trici ben più ampia della somma delle forze promotrici. 

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Migliaia in piazza a Bologna in difesa di spazi autogestiti e diritti sociali


Non è questa la città che vogliamo!

5/09/2017

In tre anni, a suon di ordinanze e manganelli, Bologna ha perso realtà sociali, culturali e politiche occupate e autogestite, ha visto sgomberare  le occupazioni abitative, l’irruzione della Celere fin dentro le aule dell’Università, per non parlare delle misure repressive/amministrative (divieto di dimora, fogli di via, sanzioni pecuniarie ecc…) elargite a piene mani a chi osa dissentire e, per non farsi mancare niente, si multano anche i contadini di Campi Aperti (a cui va tutta la nostra solidarietà). 

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"ODIO IL GENDER" 

Il paranoico attacco di integralisti cattolici e fascisti alla laicità della scuola e alla libertà d’insegnamento

Matteo Vescovi da www.giornale.cobas-scuola.it/

31/08/2017

Da qualche anno a questa parte molte scuole in tutta Italia sono state vittime di attacchi per aver affrontato a livello didattico temi quali l’educazione all’affettività e alla sessualità, la parità di genere, l’educazione alle differenze e il contrasto all’omo-transfobia. Come è noto, si tratta di normali attività didattico-educative che da tempo sono svolte all’interno delle scuole e che oggi vengono sottoposte a pretestuose campagne mediatiche di diffamazione sotto l’etichetta del tutto strumentale della “ideologia gender”.

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Al termine della notte?

Piero Bernocchi da www.giornale.cobas-scuola.it/

31/08/2017

La ripresa delle lezioni nell’autunno 2017 avviene dopo due anni complessi e tormentati che hanno inciso pesantemente sulle condizioni della scuola pubblica e dei suoi lavoratori/trici. Nella primavera-estate 2015 la scuola è stata scossa da una protesta di amplissime dimensioni, seconda solo all’insorgenza Cobas del 1987-88 e al conflitto contro il “concorsaccio” berlingueriano del 2000. La Legge 107/2015, promossa dal governo Renzi, fu contestata da centinaia di migliaia di docenti ed ATA  

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Giù le mani da Làbas e da Laboratorio Crash

8 /08/2017

Questa mattina, dopo ore di resistenza, Làbas è stato sgomberato. Un'altra violenza perpetrata alla Bologna viva, solidale, umana. 
Alla fine ce l'hanno fatta. In pieno agosto, con Bologna vuota, senza dare troppo nell'occhio, quando tant* attivist* e cittadin* sono costrett* ad assistere allo scempio da lontano. Bravi,complimenti. Làbas è stato sgomberato. Il dormitorio di Accoglienza Degna, la biblioteca sociale sede della scuola di Italiano, la biopizzeria, i laboratori di Làbimbi e tanto altro. Uno spazio unico a Bologna e nel suo quartiere, uno spazio di tutti e per tutti. Non ci sono parole per esprimere cosa sta diventando Bologna. Tanta tristezza, tanta rabbia.
E nel silenzio e contemporaneamente, dall'altra parte della città, hanno sgomberato anche il Laboratorio Crash, un luogo, uno spazio di socialità antifascista, antirazzista e antisessista che da anni promuove un vero e proprio laboratorio di iniziativa solidale .
Le lacrime di coccodrillo della politica non ci convincono, sono l'altra faccia degli accordi elettorali che ora chiedono il conto con la normalizzazione della città. Procura e Celere fanno il lavoro sporco, Sindaco e Giunta strizzano l'occhio alle destre che li hanno votati. Prove di governo nazionale, ancora una volta, a Bologna?
Contro ogni sgombero, piena solidarietà a Làbas e Laboratorio Crash!

Cobas Bologna

 

Via i fascisti dalle scuole!

2/06/2017

Difendiamo la scuola pubblica e le maestre di San Pietro in Casale dalle falsità e dalle minacce dei cosiddetti No-gender e della loro falange fascista. Ci risiamo, è partita l’ennesima campagna di intimidazione contro le scuole della provincia bolognese. Come per il caso dello spettacoloFa’Afafine, la morbosità di alcuni giornali diventa diffamazione e poi minaccia. Prima sono comparsi alcuni articoli di cronaca su “Il giornale.it” che riportavano di “presunte nozze gay” fatte celebrare dalle maestre in una classe elementare, poi la cosa è stata rilanciata senza alcuna verifica anche da altri giornali nazionali e tenuta in bella vista per più giorni, nonostante le maestre e la Dirigente si fossero affrettate a smentire. Ora arrivano le minacce di Forza Nuova che ha rivendicato sulla sua pagina FB di aver appeso davanti alla scuola in questione uno striscione su cui si legge “La vostra cultura è contro natura”. Inoltre, l’associazione neofascista ha blaterato di stare “facendo indagini” sul caso e minaccia di “non rimanere inerme” per non lasciare che queste maestre continuino a fare il loro lavoro con “i bambini”. Sono minacce di stampo fascista che non possiamo tollerare. Questo appello è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore la nostra Costituzione, la libertà della scuola e dell’insegnamento e non tollerano che i fascisti e i loro ipocriti fiancheggiatori continuino nella loro azione di intimidazione e diffamazione. Il rispetto per gli altri è il valore principale che la scuola democratica, nata dalla Costituzione antifascista, ha il compito di insegnare. Il rispetto dei diversi orientamenti sessuali e la parità di ruoli sociali tra uomo e donna è parte integrante di questi valori costituzionali. Ecco perché chi è, e si professa ancora fascista odia così tanto questi insegnamenti. Crediamo, infatti, che non sia un caso che queste intimidazioni arrivino proprio oggi 2 giugno festa della Repubblica, nata dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo. È ora che la cittadinanza democratica faccia sentire la sua solidarietà a queste maestre che stanno subendo attacchi ingiustificati solo perché con coraggio e passione compiono il loro lavoro. È ora che il Direttore dell’Ufficio scolastico faccia sentire chiaramente la sua voce in sostegno a queste maestre e a tutte quelle e quegli insegnanti che in questi mesi, anche in altre scuole, stanno subendo pressioni da parte di Dirigenti, associazioni e partiti di destra. Vogliamo che il Direttore dica chiaramente che questi reazionari si mettano il cuore in pace, perché la scuola continuerà ad insegnare il rispetto per tutti e tutte. È ora, anche, che il prefetto e le forze dell’ordine agiscano per individuare i responsabili di queste minacce e si accorgano che il partito fascista, diventato fuorilegge dopo la liberazione, sta tornando ad agire con i metodi che lo hanno sempre contraddistinto: la menzogna, le minacce, la violenza. È ora che la Bologna democratica dia la sua risposta pacifica ma determinata; organizziamola insieme. 

Cobas Scuola Bologna


Damiano vuole cancellare la libertà di sciopero, in odio ai COBAS e ai sindacati conflittuali

Andiamo ad una votazione su scheda nazionale nei comparti pubblici e privati e vediamo quali sono i sindacati “rappresentativi”!

19 giugno 2017

Cesare Damiano nel novembre 2006 era ministro del Lavoro del secondo governo Prodi, in quota DS e dopo una lunga gavetta di funzionariato in Cgil. Come COBAS (ma era un parere diffuso) ritenevamo che fosse dalla parte degli industriali piuttosto che da quella dei lavoratori/trici. E lo scrivemmo in una manchette sul quotidiano “Il Manifesto” mentre, insieme alla Fiom ed altri, organizzavamo una manifestazione nazionale contro il precariato, che il governo Prodi stava ulteriormente estendendo. La titolammo crudamente “Damiano amico dei padroni vattene”. Fu uno scandalo nazionale, venimmo attaccati da tutto il mondo di “sinistra” e da tutti gli amici del “governo amico”, Cgil in primis. Ma, nonostante il can can mediatico per due settimane, la manifestazione del 4 novembre andò trionfalmente: ci aspettavamo non più di 50 mila persone, ne vennero circa 200 mila, in gran parte fortemente critici su Prodi e Damiano. Il quale ci rimase malissimo e uscì dalla vicenda fortemente ridimensionato, vista la massiccia presenza nel corteo di quadri Fiom e Cgil. E non ce lo ha mai perdonato: la volontà di cancellare i COBAS e gli altri sindacati conflittuali è da allora una sua “fissa” costante. Con questo spirito, ha presentato nel 2013 una proposta di legge, che giace da allora in Parlamento, per toglierci anche il diritto di convocare scioperi: e ieri l’ha rilanciata con un’intervista a Repubblica. Ha approfittato della canea sollevata dal successo dello sciopero nei Trasporti convocato venerdì scorso dai COBAS e da altri sindacati conflittuali. Il titolo dell’intervista (condotta da Aldo Fontanarosa) è già tutto un programma: “Ora i COBAS vanno fermati”, ed è una sequenza di fake news e di dichiarazioni surreali e anti-costituzionali. Le tesi di Damiano si fondano su due pilastri d’argilla: a) la legge anti-sciopero 146/90 per i servizi pubblici sarebbe inefficace e comunque COBAS e soci non la rispetterebbero facendo scioperi “selvaggi”; b) in ogni caso questi sindacati non sono “rappresentativi” e dunque non devono aver diritto di convocare scioperi. Vediamo in realtà come stanno le cose.  1) Lo sciopero di venerdì scorso non è stato affatto “selvaggio” ma rispettoso delle regole pur ultra-restrittive della 146, che prevede una convocazione con almeno 20 giorni di anticipo (5 per la tentata “conciliazione”), nonché “fasce protette” in cui non si può scioperare, orarie o in particolari periodi dell’anno. Nessuna di queste regole è stata infranta il 16 giugno. 2) Damiano sostiene che il punto debole della legge 146 è che consente ai COBAS ed affini di convocare scioperi “plurimi” e “continuativi”. Falso anche questo: la legge prevede che un secondo sciopero si può convocare solo dopo aver svolto il primo e bisogna poi attendere altri 20 giorni; e in quanto al “continuativo”, non si può scioperare per più di due giorni di seguito. Regole così restrittive non esistono in paesi a struttura sociale e politica simili al nostro, vedi Francia, Spagna o Grecia. Comunque, il 16 si è svolto uno sciopero di una giornata, né “continuativo”, né “plurimo”. 3) Il cosiddetto “caos cittadino” è dipeso da due soli fattori: a) la grande partecipazione dei lavoratori/trici allo sciopero; b) il disservizio “normale” dei trasporti nelle principali città (Roma su tutte) dovuto ai tagli sui mezzi circolanti. Quando queste circostanze si sono verificate anche per scioperi convocati da Cgil, Cisl e Uil, gli effetti sono stati gli stessi (d’altra parte se lo sciopero non si vede, a che serve?) ma allora Damiano non aveva proposto provvedimenti contro la Triplice amica. Peraltro, quando l’intervistatore obietta che i successi dei “conflittuali” sono magari dovuti al fatto che “spesso hanno difeso bene i lavoratori”, Damiano svicola surrealmente, sostenendo che faremmo dumping, cioè, che rispetto a Cgil, Cisl e Uil giocheremmo “al ribasso per i compensi e le tutele dei lavoratori”(???). E dire che da Cgil e soci siamo sempre stati considerati “massimalisti”!! 4) L’ultima fake news di Damiano non è meno importante, anzi. In quanto presidente della Commissione lavoro (in quota PD e Cgil alla pari) è gravissimo che Damiano finga di dimenticare che lo sciopero è un diritto individuale e, come tale, la sua convocazione non è proprietà esclusiva dei sindacati, ma è prerogativa di qualsiasi struttura con un responsabile legale. Dunque, è anti-costituzionale la pretesa di consegnare tale diritto solo alle organizzazioni che già detengono il monopolio dei diritti sindacali. Ma è un imbroglio anche la divisione tra “rappresentativi” e “minoritari”. Intanto, perché chi è maggioranza o minoranza in uno sciopero lo si vede dalla partecipazione: e se addirittura le Amministrazioni sostengono che lo sciopero ha avuto l’adesione del 45% (a noi risulta di più) vuol dire che siamo più maggioritari noi di PD e Forza Italia, messe insieme a livello politico. E soprattutto perché né nei Trasporti né in alcun comparto pubblico o privato è mai stato consentito di verificare la “rappresentatività” in una votazione nazionale. Abbiamo sfidato più volte la Triplice e i governi a fare in tutti i comparti una votazione su scheda nazionale e vedere se siamo più “rappresentativi” noi o gran parte dei partiti che stanno in Parlamento e se Cgil, Cisl e Uil reggono ad una vera competizione elettorale. La prima occasione di accettare questa sfida sarebbe ravvicinata: a marzo 2018 ci dovrebbe essere in tutto il settore pubblico il rinnovo delle RSU. Andiamo alle elezioni con 2 schede, una per la RSU del posto di lavoro e una per la rappresentatività nazionale: e vediamo cosa scelgono i lavoratori. O questa competizione impaurisce lor signori che ci vorrebbero eliminare d’imperio?



Il contributo Cobas per l'ospedale di Kobane

16 giugno 2017

L’intera umanità vi dovrebbe gratitudine eterna per l’eroica lotta che state conducendo: perché dalla riconquista di Kobane e del Rojava, che tanto vi è costata in perdite umane nelle fila dei/delle vostri/e combattenti e dei cittadini/e, è iniziata la fine del sedicente Stato Islamico e la sconfitta dell’orrenda barbarie dell’Isis; perché siete in primissima linea nella sacrosanta impresa di spazzare via dalle loro ultime roccaforti i nazi-islamisti, feroci, reazionari e oscurantisti come pochi altri nella storia dell’umanità. Essi sono esattamente l’opposto di voi, combattenti kurdi/e, che, su ispirazione del vostro leader Ocalan, il Nelson Mandela dei nostri giorni (e ci auguriamo che Apo possa percorrere una parabola simile a quella di Mandela, una volta uscito, il prima possibile, dal carcere degli aguzzini fascisti turchi), avete offerto non solo alla Siria ma a tutto il Medio Oriente l’unica proposta strategica, politica, sociale, culturale e morale che vi potrebbe riportare pace e prosperità: un federalismo diffuso, in cui ogni etnia, ogni nazionalità, ogni orientamento religioso e culturale possa avere il proprio spazio, in una democrazia reale senza primazie, gerarchie, dominanze e sottomissioni. E, come se non bastasse, la vostra lotta di liberazione e di pacificazione è anche una lotta femminista, per la perfetta uguaglianza di genere: siete l’unico movimento rivoluzionario e progressista che si batte per la liberazione e indipendenza di un popolo, ove il ruolo, il peso e l’importanza delle donne, combattenti o meno, sono esattamente uguali a quelli degli uomini, per giunta in un’area del mondo ove il patriarcato – nelle sue versioni più “morbide” o in quelle terrificanti dell’Isis, Al Qaeda e simili – conserva un peso immane. Per tutto ciò, vi dobbiamo, come Cobas, il massimo di solidarietà e gratitudine; ma anche un impegno costante ad un sostegno non solo politico, in Italia e in Europa, ma anche pratico e finanziario, nei limiti delle nostre possibilità. Abbiamo raccolto il vostro appello affinché l’ospedale di Kobane, fondamentale per difendere la salute dei cittadini/e del Rojava, possa andare oltre il primo piano già in funzione e raddoppiare al più presto lo spazio con la costruzione del secondo piano. Ci pare di aver capito che la somma necessaria per questo ampliamento si aggiri sui 20 mila euro. Per maggior sicurezza abbiamo raccolto 26 mila euro e ve li abbiamo già messi a disposizione da ieri. Rispetto alle vite dei vostri combattenti, che mettete in gioco quotidianamente, è poca cosa, lo sappiamo.  Pur tuttavia, siamo felici di poter date il nostro piccolo contributo per migliorare le condizioni di vita e di salute in quel luogo strategico e simbolico che è Kobane e il territorio kurdo-siriano. Con l’impegno assoluto, infine, a restare al vostro fianco fino alla vittoria finale.




Giovedì 29 giugno, ore 18,30  Piazza Nettuno, Bologna

Difendiamo la scuola pubblica statale dalle minacce dei fascisti e dai gruppi integralisti cattofascisti

Iniziativa a sostegno degli e delle insegnanti e per una società laica, aperta e plurale

La scuola pubblica statale ha tra i suoi doveri quello di educare al rispetto delle differenze per costruire una società laica e plurale, dove ogni cittadina e cittadino abbia il diritto di vivere la propria vita nel rispetto di quella altrui.  Difendiamo la scuola pubblica statale dalle minacce dei fascisti e dalle ingerenze delle associazioni di integralisti-cattolici che vogliono paralizzarla con lo spauracchio  del “Gender”. La scuola pubblica statale ha tra i suoi doveri quello di educare al rispetto delle differenze per costruire una società laica e plurale, dove ogni cittadina e cittadino abbia il diritto di vivere la propria vita nel rispetto di quella altrui. Tra gli aspetti di questa educazione c’è anche quello dell’educazione all’affettività e alla parità di genere. 
Alcune di queste normali attività didattiche sono state accusate da associazioni di integralisti cattolici di voler indurre i bambini a diventare omosessuali (come se ciò fosse possibile). I giornali di destra, a cui spesso queste associazioni sono legate tramite alleanze politiche, hanno rilanciato le notizie-bufala fingendo di crederci. Infine, i fascisti di Forza Nuova hanno pensato bene di minacciare le/gli insegnanti. 
Episodi del genere, purtroppo, avvengono nella nostra provincia come nel resto d’Italia e le istituzioni troppo spesso stanno a guardare, per questo pensiamo sia necessario far crescere la solidarietà verso chi subisce tali pressioni, smascherare le menzogne di integralisti cattolici e fascisti e ribadire il nostro impegno per una scuola e una società laiche e plurali. 

Appuntamento in Piazza Nettuno 
giovedì 29 giugno ore 18.30 
per una scuola e una società aperta, laica e plurale
Stop agli integralisti cattolici e ai neofascisti

Associazioni promotrici:
ANPI Pratello, Associazione Armonie, Associazione Il Progetto Alice, Associazione Primo Moroni - Nuova Casa del Popolo di Ponticelli “La Casona” (BO), Centro Sociale TPO, Cesp – Centro Studi Scuola Pubblica – Bologna, CDS ‘70 – Centro di Documentazione della scuola degli anni ‘70, Cobas Scuola Bologna, Comitato Bolognese Scuola e Costituzione Bologna, Coordinamento Precari/ie Scuola Bologna, Falling Book associazione culturale, Gateway, Labas occupato, Mujeres Libres Bologna, Noi restiamo – Bologna, Non Una Di Meno Bologna, Studenti Medi Autorganizzati Bologna, UAAR Bologna (Unione Atei Agnostici e Razionalisti), Donne in Nero di Bologna, Agedo Bologna "Flavia Madaschi", L'Altra San Pietro - Comune di San Pietro in Casale, Collettivo Exarchia, VAG61, USB Scuola Bologna, Coalizione Civica Bologna, Indie Pride - Indipendenti contro l'omofobia, MIT – Movimento Italiano Trans


Il 17 marzo sciopero generale della scuola contro la legge 107 e gli otto decreti attuativi

15/03/2017

Manifestazioni a Roma, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Catania. Il Parlamento dovrà decidere nei prossimi giorni se dare parere favorevole agli otto decreti attuativi della legge 107 che, incurante della amplissima opposizione alla legge, il governo Gentiloni ha varato per chiudere definitivamente nella gabbia della “cattiva scuola” renziana docenti, ATA e studenti. Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato e si delinea un infinito percorso di quasi un decennio prima di entrare nella scuola, peraltro a stipendi infimi. Per i diversamente abili, si superano gli attuali limiti di studenti (20 per classe) e si mira a distruggere l’inclusione subordinando il diritto al sostegno a logiche discriminanti di mero risparmio e a ridurre il numero degli insegnanti di sostegno, per delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente. Negli istituti Tecnici, nei licei e in particolare negli istituti Professionali (unificati con la Formazione professionale regionale) si aggrava la centralità dell’”alternanza scuola-lavoro”, in una forma sfacciata di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed ATA e la valutazione dello studente in base ad una presunta “cultura del lavoro”. L’”alternanza” diviene addirittura materia di esame alla Maturità, per sostenere la quale è obbligatorio anche aver svolto gli assurdi quiz Invalsi (i cui risultati accompagneranno il curriculum dello studente anche all’Università) così come per l’esame di Terza media, rendendo la valutazione tramite quiz più importante di quella effettuata dai docenti nel percorso scolastico. In quanto al “sistema integrato 0-6 anni”, si abbassa il livello della scuola dell’Infanzia pubblica, con il grave rischio per il personale di trasferimento nei ruoli degli Enti locali, creando caos gestionali in scuole primarie già sovraccariche di pesi e di ruoli. Insomma, i decreti aggravano le disastrose brutture della legge 107, dal famigerato “bonus” per i docenti “meritevoli” (i cui nomi i presidi tengono nascosti) allo strapotere dei dirigenti, dalla truffa di un “organico di potenziamento” utile solo a ingigantire il demansionamento e la conflittualità tra docenti, ai ricatti pesanti sulla mobilità e sull’organico triennale, fino all’obbligo di “un’alternanza scuola-lavoro” che mescola l’apprendistato gratuito ed inutile con la cialtroneria di accordi con aziende “amiche” che risparmiano sul personale (“scuola-bottega”). Il tutto provocando un’ulteriore, drammatica dequalificazione del lavoro degli insegnanti, sempre meno educatori/trici e sempre più “manovali culturali” tuttofare, a compimento di un ventennio di immiserimento di una scuola, degradata ad azienducola cialtrona, arruffona e clientelare. Per protestare contro tutto questo abbiamo indetto su tutto il territorio nazionale, insieme ad Anief, Usb, FederAta e Orsa, per il 17 marzo lo sciopero generale della scuola, sciopero da cui si sono sottratti i Cinque sindacati “rappresentativi”, impegnati in una rinnovata pantomima concertativa con la ministra Fedeli, che, per garantirsi tale complicità, ha contato sull’unico “titolo” che aveva a disposizione per la scalata al MIUR, ossia il suo passato ruolo di segretaria generale della Federazione dei Tessili CGIL. Con lo sciopero del 17 marzo, oltre al ritiro delle deleghe, vogliamo che: 1) la mobilità sia gestita con titolarità su scuola, eliminando la chiamata diretta e gli incarichi triennali decisi dal preside, garantendo la continuità a tutti/e i/le docenti; 2) i fondi del sedicente “merito” , della Carta del docente e del Fondo di istituto siano destinati alla contrattazione nazionale per un aumento che, insieme a rilevanti fondi da stanziare, garantisca a docenti e ATA il recupero almeno di quel 20% di salario perso nel più lungo blocco contrattuale della storia repubblicana; 3) siano assunti i precari – docenti ed ATA - con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto; 4) venga ampliato l’organico ATA, resa giustizia agli ATA ex-Enti locali, re-internalizzati i servizi di pulizia, eliminato il divieto di nominare supplenti per gli Amministrativi e Tecnici anche per periodi prolungati, e nominati i supplenti per i Collaboratori scolastici anche per i primi 7 giorni; 5) sia ridata alle scuole superiori la libertà di istituire o meno l’”alternanza scuola-lavoro” e di determinarne il numero di ore; 6) vengano eliminati i quiz Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti; 7) sia restituito ai lavoratori/trici il diritto di partecipare ad assemblee indette da qualsiasi sindacato e applicato un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per l’accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola, uno a livello regionale e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai tre livelli. Nella mattina del 17 marzo si terranno 10 manifestazioni regionali o interregionali a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9.30), Torino (USR Piemonte, C. Vittorio Emanuele, ore 9), Venezia (USR Veneto, Riva de Biasio, ore 10.30), Bologna (P. S. Stefano, ore 9.30), Firenze (P. S. Marco, ore 9), Cagliari (P. Giovanni XXIII, ore 9.30), Napoli (P. del Gesù, ore 9.30), Bari (USR Puglia, V. Castromediano, ore 10), Palermo(P.zza Verdi - Teatro Massimo ore 9.00), Catania (P. Stesicoro, ore 9.30).

Piero Bernocchi portavoce nazionale Cobas

Stefano d’Errico segretario nazionale Unicobas


Da “Fa’Afafine” a “Uscire dal guscio”: rispetto delle differenze e libertà d’insegnamento

9/02/2017

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento (art. 33). Falso. Sono diversi anni che in Italia si ha, dalle stesse Istituzioni, la riprova che la Costituzione oramai non è altro che un pezzetto di carta straccia, ma negli ultimi mesi abbiamo avuto addirittura la dimostrazione che, pur di non dispiacere certi settori elettorali, è tollerata la violenza atta ad impedire quanto affermato dall’articolo 33. Di cosa parliamo? Apparentemente dello spettacolo “Fa‘afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro” di Giuliano Scarpinato, accusato da associazioni di “area cattolica”, partiti conservatori o neofascisti e Curie locali di promuovere la “teoria gender” e “il terzo sesso” a bambini e preadolescenti “ben indottrinati e psicologicamente confusi”. Ma ci sembra chiaro che il vero obiettivo dell’attacco dei sedicenti “Difensori di Figli e Famiglie” sia l’educazione al rispetto della diversità che viene praticata nella scuola statale, libera e laica dai docenti che liberamente hanno scelto di portare i propri alunni e alunne a vedere questo spettacolo, come fanno normalmente quando ritengono che un’attività abbia un valore didattico. “Attività organizzate senza che le famiglie fossero informate dei contenuti”, dicono loro, ma sanno di mentire: nelle scuole ogni progetto passa il vaglio del collegio docenti, del Consiglio d’Istituto (in cui i genitori hanno i loro rappresentanti) e, in casi particolarmente delicati, attraverso il consenso informato. La polemica, amplificata a suon di petizioni alla Ministra, allarmati articoli di stampa e indignati comunicati di associazioni di pseudo-genitori, è esplosa in varie zone di Italia, dal Veneto alla Campania, dalla Liguria alla Toscana. Il risultato? A Pistoia una data è stata cancellata, in altre località ci sono state defezioni di classi che inizialmente avevano aderito. Il 31 gennaio lo spettacolo approda in provincia di Bologna per andare in scena al Teatro di Castello d’Argile, dopo una serie di azioni pubbliche da parte di associazioni di genitori “No-gender” e di partiti o associazioni più o meno dichiaratamente neofasciste che si sono spinti fino all’intimidazione e alla richiesta di censura. A Cento compaiono manifesti non firmati in cui sono ben riconoscibili le scuole e le classi che assisteranno allo spettacolo; il 21 gennaio, nottetempo, vengono affissi all’esterno di uno dei plessi dell’I.C. di San Pietro in Casale, striscioni contro “il gender” con chiara allusione allo spettacolo. Quest´ultimo atto viene tranquillamente rivendicato dall’Associazione “Evita Peron” legata a Forza Nuova e le istituzioni si limitano a dichiarare a bassa voce che sono solidali con il regista e le maestre. L’unica ad alzare la propria, di voce, è la Curia di Bologna, la quale usando argomenti analoghi a quelli neofascisti, nell’editoriale del suo settimanale “Bologna Sette” del 29 gennaio, attacca lo spettacolo e le scuole colpevoli di esporre agli occhi dei bambini un personaggio dalla identità sessuale incerta che per di più ha dei genitori incapaci di ristabilire il sacro ordine sessuale dei propri figli. Il giorno della rappresentazione il teatro è presidiato dai Carabinieri come se si volesse dire ai bambini che l’arte è un pericolo ed essere “non conformi” pure. Quattro manifestanti “anti-gender” tentano di ostacolare la tranquilla partecipazione dei bambini e dei genitori intervenuti, ma alla fine lo spettacolo a Castello d’Argile va in scena e il pubblico lo gradisce pure, come riportato dagli articoli di cronaca locale. Cosa resta oggi di tutto questo polverone? Il deprimente tentativo, portato avanti da una minoranza reazionaria, di propagandare una Scuola (statale) che non sia uno spazio di libertà, bensì un luogo dove riproporre i pregiudizi e l’ignoranza dei valori clerico-fascisti, che evidentemente sono considerati da questi “nostalgici” ancora valori dominanti in un paese ormai sempre più multiculturale. Infine, cosa possiamo fare? Non cedere alle intimidazioni dando così spazio all’intolleranza, ma continuare a difendere la nostra libertà di insegnare il rispetto e l’uguaglianza per tutt*. Per questo, e nonostante i tentativi di boicottaggio che hanno colpito anche noi, vi aspettiamo tutti al convegno di formazione “Uscire dal Guscio, sentieri per un’educazione differente” che si terrà (non lontano dal teatro “incriminato”) all’Istituto “J.M.Keynes” di Castelmaggiore, sabato 1°aprile 2017. Oggi più che mai, nella società e nella scuola è necessario continuare a praticare un’educazione di genere che sia davvero differente, contro stereotipi, bullismi, omofobia ed ogni tipo di violenza.

Cesp Bologna

cespbo@gmail.com


Censura preventiva nelle scuole bolognesi?

12/01/2017

A seguito delle polemiche suscitate dalla lettera presentata dal Comitato genitori "Difendiamo i nostri figli" riportata dall’articolo del Resto del Carlino sullo spettacolo "Fa’afafine", presente nel cartellone della stagione teatrale per le scuole dell’Unione Reno Galliera, raccogliamo le segnalazioni di diversi insegnanti delle scuole del territorio che denunciano un’azione intimidatoria portata avanti da alcuni Dirigenti scolastici. Senza alcun tipo di indicazione a procedere in tale maniera da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale, alcuni Dirigenti Scolastici hanno deciso di inviare alle famiglie tale lettera congiuntamente all’indizione di assemblee straordinarie, aventi come unico oggetto la richiesta di un "consenso informato dei genitori", sebbene le uscite didattiche fossero già state comunicate e deliberate. Questa modalità ha innescato immediatamente un clima di allarme e di preoccupazione creando una falsa contrapposizione tra scuola e famiglia, soggetti che hanno già diverse occasioni calendarizzate per confrontarsi e discutere proposte. Ciò che lascia ancora più perplessi è che si invitano le componenti della scuola a discutere sullo spettacolo senza averlo visto, suggestionati dalle posizioni ideologiche espresse dal "Comitato". Siamo di fronte ad una vera e propria censura preventiva che è in contrasto con i principi costituzionali e con i trattati internazionali, che invece pongono la scuola al centro di un’azione che promuova l’inclusione e il riconoscimento di ogni identità. Non è la prima volta che giungono queste segnalazioni dal territorio dei comuni dell’Unione; si registra da parte di alcune Dirigenze scolastiche una tendenza piuttosto manifesta ad assumere posizioni ideologiche che non garantiscono la laicità della scuola pubblica e di fatto impediscono ogni progettualità afferente a queste tematiche , sostenendo che la scuola non è il luogo dove affrontare e dibattere questi temi perché troppo delicati e vengono limitate le offerte formative suggerite dal territorio . In tal modo viene anche lesa la libertà d’insegnamento così necessaria alla professione docente. Chiediamo che la situazione finalmente emerga in tutta la sua urgenza e che gli insegnanti siano maggiormente tutelati nelle loro legittime scelte a fronte di questa chiusura oscurantista. Ci auguriamo che non giungano più richieste di aiuto e sostegno dal corpo docente per episodi analoghi e che i Dirigenti siano richiamati alla loro doverosa imparzialità e al loro impegno attivo per promuovere queste tematiche nelle loro scuole.

Cobas Scuola Bologna